Concetti di base

Spiegazione

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  • La catena di sicurezza (CdS) è un concetto teorico al quale è necessario riferirsi sempre quando si intende attrezzare un pozzo, sia per la progressione individuale sia per il recupero/calata di una barella.
    La catena di sicurezza è costituita dall’insieme degli elementi che collegano un uomo ad un supporto, in genere alla roccia. Essa è composta nell’ordine da: roccia, ancoraggi, corda, bloccanti/discensore/longe, moschettoni, imbrago o barella, uomo.
    L’obiettivo è ottenere una linea di progressione o di recupero realizzata secondo criteri di sicurezza, rendimento, affidabilità, rapidità di installazione ed economia di materiali.
Attenzione

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  • Conciliare tutte queste esigenze è la principale dote di un tecnico attrezzista. Tra tutte, imprescindibile, è la sicurezza per il ferito e per i tecnici durante le operazioni.

Dimensionamento della catena di sicurezza

Spiegazione

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  • Gli elementi che compongono la CdS devono garantire una resistenza ampiamente superiore alla massima sollecitazione realizzabile in progressione o durante una manovra; inoltre, secondo logica, devono avere una resistenza tra essi paragonabile: è del tutto inutile impiegare un pesante moschettone in acciaio dal carico nominale di 45 kN, quando una corda annodata del diametro di 10 mm non supera i 21 kN. La scelta dei materiali e delle tecniche nel soccorso speleologico tiene conto della massima sollecitazione che la CdS deve sopportare sia durante la normale progressione che durante le manovre di movimentazione della barella.
Attenzione

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  • È necessario inoltre distinguere il caso della progressione individuale da quello delle manovre di recupero, riguardo alle quali devono essere fatte valutazioni integrative.

Forza di arresto e soglia delle lesioni

Spiegazione

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  • Nella costruzione della CdS in una linea di progressione (corda di servizio), si dovrà tenere conto della forza che potrebbe svilupparsi in caso di caduta, definita dalla normativa vigente (D.Lgs. 81/2008) come forza di arresto (Fa). Tale normativa impone anche il limite massimo della FA, limitandolo ai 6 kN (600 kgp). In linea di principio una caduta che viene trattenuta dalla CdS, e in particolare da una corda, è tanto più brusca quanto più la corda è statica: dipende dalla decelerazione troppo rapida; è quindi molto importante partire dal concetto di soglia delle lesioni. Il corpo umano può sopportare solo per pochi istanti una decelerazione non superiore a 15 g (ovvero 15 volte l’accelerazione di gravità terrestre); tuttavia, in caso di caduta a testa in giù, non può sopportare più di 2-3 g. Partendo dal peso standard di una persona, 80 kgp, e moltiplicandolo per 15 g si ottiene la forza di arresto di 12 kN.
Attenzione

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  • La massima forza di arresto che è possibile applicare ad un corpo umano tramite un imbrago senza causare danni permanenti è accertato essere di circa 12 kN. Tuttavia, la soglia di sicurezza (soglia delle lesioni) oltre la quale non è consigliabile sconfinare è di 6 kN (600 kgp): oltre questo valore la persona può subire lesioni più o meno gravi agli organi interni ed alla struttura scheletrica (colonna vertebrale), fino alle conseguenze fatali.

    Ne consegue che è necessario impiegare materiali e tecniche, per la costruzione della catena di sicurezza, che assicurino, in caso debba intervenire per arrestare una eventuale caduta, che la forza che si sviluppa (FA) rimanga al di sotto del valore limite di 6 kN.

Energia e forza: fattore di caduta

Spiegazione

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  • In una caduta si sviluppa energia, la quale deve essere dissipata il più possibile dagli elementi della CdS in maniera non distruttiva, con l’esigenza di trasferirne il meno possibile sul corpo umano.
  • La massima parte dell’energia viene assorbita dagli elementi elastici; in grotta, nella progressione su corda, l’elemento determinante ai fini della dissipazione dell’energia dell’urto in maniera elastica dell’energia è la corda: moschettoni, placche e roccia sono elementi relativamente indeformabili; il corpo umano è bene che venga coinvolto il meno possibile nella dissipazione di energia.
Attenzione

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  • In fase di caduta, la corda che deve trattenere il corpo umano si allunga (deforma), assorbendo energia per le proprietà elastiche delle fibre e per gli attriti interni, allungandosi fino ad un certo massimo; in questo istante si registra la cosiddetta forza di arresto (massima sollecitazione) che, come già detto, non deve superare i 6 kN. La forza di arresto dipende dalla capacità della catena di sicurezza di assorbire l’energia sviluppata.
  • Non potendo cambiare il peso del corpo da arrestare, per mantenere la forza sotto la soglia di 6 kN si può operare nei seguenti modi:
    • Aumentare l’elasticità della corda
    • Ridurre il rapporto tra l’altezza della caduta e il tratto di corda che arresta la caduta
  • In grotta si esclude l’utilizzo delle corde ad alto assorbimento energia (corde dinamiche per alpinismo), in quanto troppo elastiche e quindi scomode per la progressione su corda, nonché troppo fragili alle abrasioni. Non rimane che limitare il rapporto tra l’altezza della caduta ed il tratto di corda interessato ad arrestare la caduta stessa (h/L), denominato nel seguito “Fattore di caduta”.

FC = h / L

Fattore di caduta
FC=0 – FC=1 – FC=2

Nel grafico seguente viene schematizzato il rapporto tra FC e forza di arresto nel caso di corda semistatica (in rosso) e corda dinamica (in verde)

Grafico fattore di caduta
  • Le corde semistatiche utilizzate per la progressione in grotta e per il soccorso sono progettate per sviluppare FA tali da non arrecare danni permanenti ad un essere umano che cade a testa in su solo se Fc è minore o uguale a 1. In caso si ecceda tale limite si possono sviluppare FA anche superiori ed arrivare persino a provocare il cedimento dei materiali.
  • Nella caduta su corde semistatiche, la soglia delle lesioni (6 kN) si raggiunge teoricamente già con un fattore di caduta 0.3 (per esempio una caduta di 3 m su 10 m di corda che assorbe); quindi potrebbe verificarsi che, in caso di caduta a FC=1, la corda non si spezza, ma la persona rischia lesioni molto gravi. Naturalmente questo è inaccettabile, pertanto dovranno essere adottate tutte le misure atte ad impedire il verificarsi di una caduta con FC superiori a 0.3.

Progressione individuale

Spiegazione

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  • Nella progressione su corda, se non si adottano particolari precauzioni nell’attrezzamento e nell’uso pratico dei materiali, si possono realizzare facilmente situazioni di FC prossimi o superiori a 0.3.
  • L’esempio classico è quello della caduta di una persona assicurata con longe non in tensione ad un ancoraggio o, peggio ancora, alla maniglia.
  • Altro esempio prende in considerazione un punto di frazionamento realizzato poco sotto l’attacco: anche in questo caso, soprattutto con un’ansa troppo “generosa”, il FC dovuto all’eventuale cedimento dell’ancoraggio potrebbe raggiungere o superare il valore di 0.3.
  • Viceversa, in situazioni apparentemente pericolose, come nell’arrampicata in artificiale su corde statiche, posizionando correttamente i punti di rinvio (ossia in modo da ridurre gli attriti) ed adottando un’assicurazione dinamica si mantiene il Fc su valori inferiori a 0.3, dal momento che l’altezza di caduta è limitata dall’ultimo punto di rinvio; ma, soprattutto, la maggior parte dell’energia viene dissipata nello scorrimento della corda nel MB.
Attenzione

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  • Nella pratica, i rischi maggiori sono collegati all’uso della longe, poiché a questa ci si assicura frequentemente, esponendosi ad una potenziale caduta (es. corrimani e frazionamenti). Ne consegue che, non potendo escludere del tutto l’esposizione ad una caduta con FC>1, è importante dotarsi di una longe che offra sufficienti garanzie di assorbimento.
  • Sperimentalmente si è potuto osservare che le longe più affidabili (in termini di assorbimento energia) sono confezionate in corda dinamica con nodo trilonge al vertice; infatti la trilonge può sopportare cadute con FC fino a 1,5, consentendo margini di sicurezza notevoli rispetto alle condizioni operative più critiche. Risultati così confortanti sono dovuti anche al ben noto “effetto nodo”, per il quale i microtensionamenti nelle spire del nodo favoriscono la dissipazione dell’energia in caduta. Non a caso, i test hanno dimostrato che l’affidabilità di una longe viene meno già dopo un anno di uso intenso quando, a causa dell’usura, il materiale comincia a perdere efficacia in termini di caratteristiche fisico-meccaniche ed i nodi sono stati “tirati” a saturazione per le ripetute sospensioni: una longe dovrebbe essere sostituita almeno una volta l’anno.
  • Un discorso a parte va fatto per le longe cosiddette iperstatiche costruite con cordino in kevlar (anche se doppiato) o confezionate in nastro di dyneema cucito: in questi casi, prove di laboratorio hanno fatto registrare una forza di arresto estremamente elevata, notevolmente al di sopra della soglia delle lesioni; oppure, si è prodotta la rottura della longe anche a FC= 1. Si tratta di longe (cordini di posizionamento) che il fabbricante esorta ad utilizzare in una situazione di posizionamento (ovvero sempre appesi con la longe in tensione), cosa che però difficilmente trova riscontro nelle condizioni operative in grotta.

Pertanto è vivamente sconsigliato l’utilizzo di queste longe durante le operazioni di soccorso. Si consigliano piuttosto longe annodate in corda dinamica e, in particolare, la trilonge.

Tecniche di manovra

Spiegazione

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  • Nelle tecniche di recupero utilizzate dal soccorso, sebbene non siano previste cadute, le sollecitazioni imposte alla catena di sicurezza possono assumere valori notevoli. Volendo dare un’indicazione, è indispensabile che l’elemento più debole della catena abbia una resistenza almeno 3 volte superiore alla massima sollecitazione ipotizzabile. Le attrezzature sono sottoposte a sforzi ripetuti e prolungati (clicli di snervamento) che, nel tempo, possono ridurre il carico di rottura dei materiali anche al di sotto dei valori nominali. Questa considerazione ha ricadute immediate nella scelta della tecnica di recupero.
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  • Per fare un esempio pratico, la tecnica di recupero in stendipanni, in situazioni operative eccezionali, può sviluppare tensioni fino a 7 kN; è quindi necessario dimensionare la catena di sicurezza su una resistenza di 21 kN; questo valore deve essere “reale”, cioè “al netto” della riduzione di resistenza indotta, per esempio dai nodi sulla corda. Qualora risultasse che non vi fossero adeguati margini di resistenza, ci si dovrà evidentemente orientare su una tecnica alternativa, che sviluppi tensioni inferiori. Sempre a proposito dello stendipanni, le forze massime che si registrano assumono un valore piuttosto elevato, prossimo ai limiti di utilizzo di alcune attrezzature impiegate in manovra (es. interazione corda/bloccanti).
  • Si richiama l’attenzione sul fatto che lavorare con tensioni importanti richiede una maggiore attenzione al corretto posizionamento dei singoli elementi della CDS: è il caso dei moschettoni che, pur sopportando tranquillamente valori di 7 kN, sottoposti a queste tensioni non tollerano eventuali torsioni o leve al contatto con la superficie rocciosa.
    In questo caso è opportuno orientarsi su materiali più adatti che, nel caso dei moschettoni, porta a scartare i modelli ultraleggeri dalla geometria estrema (ad esempio i moschettoni a sezione sottile e di dimensioni ridotte).
    Ancora un esempio: nel caso delle placchette, la scelta più opportuna per questo tipo d’impiego ricade su quelle in acciaio; l’utilizzo frequente in condizioni di lavoro estreme viene tollerato meglio da un materiale come l’acciaio, maggiormente deformabile e meno soggetto a microfessurazione rispetto alle leghe di alluminio.

Sicurezza: Luoghi comuni ed inesattezze

Spiegazione

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  • Infine, viene affrontato il tema della sicurezza nell’aspetto sostanziale, con il preciso obiettivo di stimolare un ragionamento critico riguardo al concetto di sicurezza vera. Partiamo dalla definizione di sicurezza: «la conoscenza che l’evoluzione di un sistema non produrrà stati indesiderati»; in altre parole: essere consapevoli che l’ambiente circostante e le nostre azioni non provocheranno dei danni; applicato alle attività di soccorso si concretizza nell’applicazione di uno schema logico (check list):
    1. analizzare i rischi;
    2. scegliere la tecnica di recupero adeguata al contesto;
    3. utilizzare materiali sicuri;
    4. affidare la gestione della manovra a tecnici formati ed esperti.
  • Per rispettare il principio che “quello che faremo non provocherà dei danni”, il primo passo (il più importante) consiste nell’analisi dei rischi; dopo averli individuati, si sceglierà la manovra di recupero più adatta al contesto.
Attenzione

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  • Quali possono essere i rischi concreti nel recupero della barella? La scarica di pietre, il cedimento della corda, un grave errore di manovra. Analizzando queste cause, si scopre che tutti i casi esaminati sono ricollegabili ad un errore umano: anche la caduta di pietre nel pozzo è la diretta conseguenza di un errore umano, derivante da un’analisi superficiale dei rischi (traiettoria delle corde non verificata: contatto imprevisto sulla roccia e distacco di pietre; frequentazione di parti del pozzo non bonificate, etc.).
  • Le pietre che cadono in un pozzo rappresentano la più grave minaccia per l’integrità delle corde (ovviamente oltre che un pericolo per l’impatto su barella ed operatori): il rischio di un cedimento di entrambe a causa dell’impatto di una pietra (tiro e sicura) è concreto.

Tiro e sicura in recupero

Spiegazione

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  • Durante il recupero, la vera sicurezza in un pozzo non è data dalla presenza di due corde (corda di sicura) ma, piuttosto, da interventi di bonifica delle pareti e dalla ricerca di una traiettoria di recupero lontana da queste ultime. Va pertanto rimossa la diffusa convinzione che recuperare con due corde equivale a sicurezza certa: se incombe una scarica di pietre, anche doppiando la linea, non si opera in un contesto realmente sicuro. Viceversa, qualora possano essere escluse le scariche di pietre e altre potenziali situazioni di danneggiamento delle corde, anche l’uso della corda singola, contemplato in alcune situazioni di emergenza, può rientrare in una condizione di sicurezza effettiva.
    Naturalmente, l’assenza della corda di sicura richiede una specifica competenza da parte di tecnici esperti che dovranno essere pronti a gestire con particolari accorgimenti tecnici, le manovre di uscita dal pozzo, di un eventuale passaggio del nodo, etc. In definitiva, la corda di sicura non deve essere interpretata esclusivamente come elemento di trattenuta in caso di cedimento del tiro ma, fondamentalmente, come corda ausiliaria utile alla semplificazione di molte manovre quali, per esempio, l’uscita dal pozzo, il passaggio del nodo, le variazioni di assetto, etc.: in pratica una linea di riserva che lavora in parallelo.
Attenzione

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  • Alla luce di quanto detto è necessario ridefinire il ruolo della “corda di sicura”, il cui termine appare non del tutto corretto nella sostanza. Tuttavia, nel presente lavoro, il termine “sicura” viene mantenuto, in quanto fortemente radicato nella terminologia tecnica di soccorso.

Tiro e sicura in teleferica

Spiegazione

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  • In condizioni reali, a meno di avere grandi spazi sotto la traiettoria della teleferica (il cosiddetto “tirante d’aria”), il cedimento di una portante porta alla catastrofe: non si può pensare che la sicurezza sia garantita dalle corde di tiro e sicura, la cui vera funzione si riduce, rispettivamente, nel traino e nel controllo della barella sulla portante. In questo caso la sicurezza è:
    • evitare il contatto della portante con le pareti (rocce taglienti e/o abrasive);
    • costruire attacchi “indistruttibili”.
Attenzione

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  • In pratica si deve prevenire qualsiasi causa di cedimento di corda ed ancoraggi, nella consapevolezza che al verificarsi di una di queste condizioni quasi certamente la barella impatterebbe con il suolo. Le stesse considerazioni possono essere estese alla teleferica obliqua: anche in questo caso, il cedimento della portante potrebbe determinare gravi conseguenze.

Inesattezze

Spiegazione

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  • È molto diffusa la credenza che le carrucole di centro pozzo e di contrappeso debbano essere di grande diametro, in quanto le sole a garantire una “alta resistenza” o “alto carico”; in realtà, qualsiasi carrucola marcata CE garantisce una resistenza ampiamente sufficiente all’impiego in tutte le tecniche di soccorso; il vero motivo per cui si ricorre alle carrucole di grande diametro è l’alto rendimento, che si traduce in minori attriti e maggior leva e quindi in un recupero meno faticoso: il solo guadagno in resistenza non ne giustificherebbe l’impiego, essendo comunque più ingombranti e pesanti.

Angoli di lavoro e tensioni sviluppate

Spiegazione

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  • Nella tecnica di soccorso in grotta i deviatori assumono un ruolo di primo piano, in quanto eliminano gli attriti che, altrimenti, si svilupperebbero al contatto con la roccia. Il ricorso ai deviatori è irrinunciabile, a partire da quello di centro pozzo, ma è necessario fare attenzione alle tensioni che si sviluppano, in particolare sugli attacchi.
Attenzione

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  • A parità di carico da recuperare, l’angolo di deviazione incide direttamente sul carico applicato alla carrucola ed all’attacco. Valutare l’entità delle tensioni che si sviluppano al variare dell’angolo di deviazione consente di discriminare tra attacco principale o secondario, dimensionando il numero di ancoraggi in funzione delle forze in gioco.

La normativa sui materiali: Marchio CE e label UIAA

Spiegazione

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I materiali commercializzati nell’Unione Europea devono recare obbligatoriamente il marchio CE (Conforme alle Esigenze), ovvero essere conformi ad una direttiva (regola) europea di settore. L’applicazione di una direttiva passa per una o più norme tecniche (EN), nelle quali vengono esplicitati una serie di requisiti che il prodotto deve possedere per ottenere la certificazione.

Nel caso dei materiali per l’alpinismo e la speleologia (ma anche per il lavoro su funi), alcuni dei prodotti vengono considerati “salvavita” e sono soggetti a controlli rigorosi: sono i cosiddetti Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) di terza categoria, la cui certificazione è rilasciata da un ente che controlla la corrispondenza tra la norma tecnica e le prestazioni del DPI dichiarate dal fabbricante. Esistono tre categorie di DPI, in ordine crescente di importanza: nella prima, per esempio, troviamo gli occhiali da sole, nella seconda i caschi; alla terza corrispondono, tra gli altri, corde e moschettoni.

Attenzione

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Accanto al marchio CE che, si sottolinea, è obbligatorio, un DPI può riportare anche il label UIAA: si tratta di un certificato di qualità rilasciato dall’organizzazione che raggruppa le più importanti associazioni alpinistiche su scala mondiale. È importante sottolineare che il label UIAA non è obbligatorio, ma si tratta di un attestato di qualità per quei prodotti che superano gli standard elaborati dall’UIAA, evidentemente più selettivi rispetto alla normativa CE ed afferenti esclusivamente al materiale per alpinismo (non esiste, ad esempio, una norma UIAA che disciplini le corde semistatiche).

Adempimenti e responsabilità

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Nell’ambito del soccorso organizzato i tecnici devono essere dotati dei DPI, che devono essere controllati periodicamente ed eventualmente sostituiti:

  • – quando hanno subito un danneggiamento, reale o presunto;
  • – quando presentano un’usura incompatibile con la sicurezza del prodotto;
  • – quando il prodotto supera il limite temporale di utilizzo consigliato dal fabbricante.

Nella sostanza, il tecnico di soccorso è chiamato a rispettare quanto previsto nella manualistica riguardo l’equipaggiamento personale, mentre il gestore dell’attività deve accertare che siano effettivamente impiegati materiali conformi.

Attenzione

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Nell’ambito delle attività individuali (personali), ogni utilizzatore potrà impiegare qualsiasi materiale sotto la propria responsabilità (salvo eventuali contenziosi assicurativi). Nell’ambito delle attività di soccorso, il CNSAS, in forza della natura imprevedibile delle missioni e delle condizioni operative in ambiente impervio ed ostile, ha ottenuto particolari deroghe rispetto a quanto disposto dal Decreto Legislativo sulla sicurezza dei lavoratori 81/2008. Ciò ha determinato la possibilità di operare una scelta non vincolata riguardo le attrezzature, che consente ai tecnici impegnati nei compiti istituzionali l’utilizzo di materiali alpinistici non propriamente considerati DPI, purché inseriti in un elenco definito dalle scuole nazionali di riferimento; è il caso, per esempio, del discensore semplice, utilizzato nella progressione individuale su corda, in alternativa a discensori propriamente classificati come DPI, in ragione della semplicità di utilizzo e dell’affidabilità.

Garanzia

Ogni prodotto è coperto da una garanzia commerciale, riferita generalmente a un periodo di 3/5 anni dalla data di fabbricazione; il significato della garanzia è il seguente: alla data di scadenza della garanzia, il fabbricante non è tenuto a riparare o sostituire gratuitamente il prodotto che dovesse presentare difetti di fabbricazione.